mercoledì 20 novembre 2013

Solitude


Giro il mondo
Forse un po’ nella mia testa
Porto in giro ovunque il mio problema
Di vivere e morire.

Canto parlo scrivo suono
Sono in mezzo a tanta gente
Con la mia unica compagna che mi segue sempre
Sempre solo io e lei
E il mio segreto.

mercoledì 16 ottobre 2013

The Heron

Walking along the street
something was calling me
but nothing that I could see
t’was just a normal day.

Strolling by the sea
I heard the call more and more
but nothing that I could see
t’was just a normal day.

"If you look up you can see me
If you wish you can hear me
Don’t you see that I am here
Close to you...
I’m calling you."

We’ve seen animals die
the suffering all around.
Nobody seems to see
those hell in their eyes.

Going around and around
people running away
seems they do not know
that they are already dead.

I really don’t understand
what the hell am I doing here
what the hell are we all doing here
Nobody seems to know.

Finally I seen him.
First saw his large white wings
was high above me
so high that I couldn’t see.

I wonder how it can be
a Heron knows all I need
all the answers that I cant have
all the answers that we all need.

I wonder how it can be
a Heron knows all I need
all the answers that I cant have
all the answers that we all need.
"If you look up you can see me
If you wish you can hear me
Don’t you see that I am here
Close to you... I’m calling you."

sabato 24 marzo 2012

mercoledì 4 gennaio 2012

venerdì 16 settembre 2011

IL CONGEDO

Non esiste istante più felice
e poetico
di quello in cui si abbandona tutto
e si parte, soli, verso una nuova vita.

Non c’è ricordo felice in grado di competere
con la gioia di un’esistenza senza ricordi.

La scoperta di un mondo nuovo
verde, splendente
appaga e consola delle antiche illusioni.

Fratelli ci vengono incontro,
si muovono danzando nel vento divino.
Anch’essi consapevoli,
sono soli come noi.

Non c’è bisogno di parole
né di gesti.

Il brusìo lontano delle illusioni
e delle menti di chi le produce
si affievolisce fino a scomparire nel nulla.

Io e i miei nuovi fratelli sappiamo
che la solitudine è l’unica certezza,
conforto e porto sicuro.
Niente ci può più raggiungere.
Danziamo insieme nel Vuoto.

sabato 20 novembre 2010

KEMO'-VAD, DANZARE NEL VENTO


“Ai bordi antichi di pietra della fontana di Barenton, nella foresta di Brocéliande, giungono e si incontrano casualmente viandanti che arrivano da ogni dove per assaporare lo spirito di antiche gesta di un mondo libero e legato alla natura. Anche noi giungemmo lì in una sorta di pellegrinaggio che ci portò ad incontrare personaggi inaspettati che avrebbero dato una svolta alla nostra vita. Sotto la guida di uno dei druidi di Brocéliande scoprimmo i benefici psicofisici e spirituali della Kemò-vad e comprendemmo l'importanza della divulgazione di questa antica disciplina. Scoprimmo che non era solo un formidabile strumento di benessere ma anche un veicolo di trasmissione dell'antica cultura dei Nativi europei, sia sul piano morale che storico.”

venerdì 29 ottobre 2010

UNORNA E LA SUA STIRPE

Unorna, la principessa nera, viveva in una grande casa bianca vicino a un fiume, circondata da alte montagne, verdi prati, boschi, fiumi e ruscelli. Aveva scelto quella dimora fra tante, perché così era scritto. Già al momento della sua nascita lei sapeva che un umano designato sarebbe venuto a prenderla per portarla nella grande casa bianca. Unorna non era una creatura come tutte le altre: aveva il “dono”, fin da piccolissima. Sapeva “leggere” nelle menti e nel Gran Libro della Natura. Era un dono che le era stato trasmesso da sua madre. Alla sua nascita la madre le disse: “Unorna, tu sei diversa dai tuoi fratelli. Sai come cavartela e gestire la tua vita. Ma non fidarti degli umani. Siamo in un momento buio, in un mondo avverso. Verranno momenti migliori, ma ora quelli della nostra specie sono sempre costantemente in pericolo. Verrà un umano a prenderti: di lui ti potrai fidare. Ti porterà in una grande casa bianca dove ci sarà chi si prenderà cura di te. E tu prenditi cura di loro.”
E continuò: "Unorna, tu hai un compito: devi far capire a questi umani il pericolo che noi corriamo continuamente. Devi allearti a loro, e chiedere che ci aiutino. Dal vostro incontro, le nostre sorti sono destinate a cambiare".
Unorna cresceva, ed era sua abitudine girovagare per i prati e i boschi, e incontrare i suoi amici. Era curiosa e voleva capire tutto di quel mondo incantato. Alla sera tardi, quando tornava, gli umani della grande casa bianca le raccontavano le loro giornate. Lei li ascoltava in silenzio e trasmetteva loro i suoi pensieri. Era così che comunicavano, tra loro.
Gli umani avevano per lei grande rispetto, ma non tutti le erano simpatici. Quando entrava nella casa bianca l’umano che curava i suoi simili, lei lo guardava fisso negli occhi finchè lui non si spostava a disagio. Quell’umano non era buono come i suoi amici. Lei sapeva che era solito cacciare il popolo dell’aria, e Unorna lo disse silenziosamente ai suoi amici umani. Da quel giorno l’umano che curava i suoi simili non entrò più in quella casa.
Unorna aveva tanti amici, ad esempio Schwarzy, l’amico di sempre. Schwarzy aveva un bel manto bianco e nero, era forte e robusto e voleva accompagnarla dappertutto. Ma Unorna amava girovagare da sola, e così si metteva a correre e attraversava il fiume, saltando da una pietra all’altra. Schwarzy provava a seguirla, ma lei era troppo veloce, e capitava che Schwarzy perdesse l’equilibrio, precipitando nell’acqua. Tornava a casa, sconsolato, dagli umani che lo asciugavano con quei loro stracci asciutti. Schwarzy si preoccupava quando lei non tornava a casa la sera. Lui e gli umani si consolavano a vicenda, condividendo la loro preoccupazione, e mangiando insieme un boccone nella cucina della casa bianca.
Unorna un giorno si accorse che qualcosa si muoveva nella sua pancia. Il suo ventre iniziò ad ingrossarsi finchè lei capì cosa le stava succedendo. Era una sensazione nuova, dolce, e lei si mise in attesa. Raccontava silenziosamente ai suoi amici umani le sue sensazioni e faceva sentire loro i suoi piccoli che si muovevano nella sua pancia. Loro erano ansiosi più di lei, si preoccupavano che stesse bene e che tutto andasse per il meglio.
Finchè un giorno vennero al mondo i figli della principessa Unorna, cinque bellissimi principini. Tre erano tutti neri come lei, uno era grigio come il fumo e un altro era come una tigre grigia. Una sola era femmina. L’umana alta, quella che le stava sempre vicino, la aiutò a mettere al mondo i suoi figli e Unorna gliene fu grata. Mettere al mondo cinque piccoli fu stancante! L’umana alta preparò una comoda alcova nella sua stanza, dove Unorna poteva stare con i suoi piccoli. Gli umani vollero dare un nome ai suoi figli e chiesero il permesso a Unorna. Lei glieli suggerì: Tula, Bran, Oberon, Thor e Shali. Tula, Bran e Oberon avevano il manto nero; Thor era color del fumo e Shali aveva il manto striato.
Unorna lasciò che gli umani dessero il nome ai suoi figli, ma conosceva il nome segreto di ognuno di loro, così come conosceva il suo.
Unorna e la sua stirpe da quel giorno si mossero sempre uniti, senza lasciarsi nemmeno per un attimo. I suoi figli crescevano, diventavano più grandi di lei, ma volevano che lei continuasse ad allattarli, e Unorna li accontentò.
Furono giorni felici. Unorna insegnò ai suoi figli tutte le sue conoscenze e le sue abilità. Insegnò a salire sugli alberi, a correre nei boschi di notte, insegnò il linguaggio degli umani. Insegnò a distinguere gli umani buoni da quelli cattivi.
Poi vennero i giorni bui. Unorna aveva proibito ai suoi figli di andare dove c’erano i pericoli, ma loro non la ascoltarono. E così la comunità si frantumò poco a poco.
La vita di Unorna cambiò. Si mise a girovagare sempre più spesso, stava intere giornate sulla sponda del fiume e di notte saliva fino in cima alla grande montagna.
Unorna lasciò questo mondo il 2 febbraio 2000, il giorno del suo compleanno. Esattamente dieci anni dopo la sua nascita. Era il giorno della candelora. Il suo compito era finito: sapeva che il destino era ormai segnato. Sapeva che i suoi fratelli umani ora avevano capito che cosa fare e che un giorno non lontano la sua specie sarebbe tornata a vivere libera e felice. Se ne volò via, vento nel vento, senza lasciare apparente traccia, come lacrime nella pioggia.

1 - Continua

venerdì 27 agosto 2010

DANZARE NEL VENTO




Regia: Luca Colarelli - Commento: Rosalba Nattero
Musica: Giancarlo Barbadoro & LabGraal
http://www.kemovad.org

venerdì 13 agosto 2010

Quando un amico ci lascia, rimane un vuoto che sembra incolmabile. Soprattutto se gli amici che ci lasciano sono gli unici veri amici, quelli che ci stanno vicino senza chiederci nulla, che si mostrano per quello che sono senza falsità.
Voglio ospitare sul mio blog una dedica ad una gattina che non conoscevo, ma la cui storia mi ha riacutizzato il dolore per la perdita di Dana, un essere libero e fiero, che dopo tanti anni sento ancora vicino a me.

DEDICATA A TE GAIA

Hai saputo conquistare la tua libertà anche a costo della tua vita.

Sei arrivata qui, lasciando nel cuore di tutti noi
il tuo modo di amare, la tua gioia di vivere, la tua spensieratezza.

Qui con Liviano hai trovato la tua dimensione ideale, il tuo habitat naturale:
uscivi ed entravi dall'orto quando volevi,
salivi e scendevi dagli alberi, correvi nell'erba lungo il rio Freidano
e alla sera era tua abitudine fare un giretto insieme a Liviano.

Ti faceva piacere accompagnarci in pizzeria, seduta lì davanti a Mariani,
pazientemente ci aspettavi per ritornare a casa insieme a noi.
Entrando nelle case dei vicini hai saputo unire la sensibilità di tutti,
facendo amare gli animali anche a chi non li aveva mai amati.

E per la fratellanza che solo tu hai saputo insegnarci
ti ringraziamo per il dono che ci hai lasciato e regalato.

Buon Viaggio Gaia da tutti noi
per la tua nuova vita.

Ciao Franca

domenica 25 aprile 2010

IN VIAGGIO VERSO GLI STATES...


Per vedere il filmato è necessario scaricare Flash Player

lunedì 12 aprile 2010

venerdì 25 dicembre 2009

A CHRISTMAS GIFT

SOGNO UN NATALE...




Sogno un Natale senza sofferenza
senza che nessun essere venga ucciso per essere mangiato

Sogno un Natale dove tutti vengano rispettati
e dove tutte le idee possano convivere

Sogno un Natale senza sopraffazioni
in un mondo dove tutti possano essere liberi e felici

Sogno un Natale senza ipocrisia
in cui nessuno debba sottostare a regole imposte

Sogno un Natale con gli amici fidati
quelli che sai che non ti tradiranno mai

Sogno un Natale... senza un Natale da festeggiare
perchè non c’è bisogno di un dio mai esistito
per celebrare un momento di gioia.

giovedì 17 settembre 2009

LA DÉCOUVERTE OU L'IGNORANCE




Le breton est-il ma langue maternelle?
Non! Je suis né à Nantes où on n'le parle pas.
Suis-je même breton???... Vraiment, je le crois...
Mais de pur race!!!... Qu'en sais-je et qu'importe?
Séparatiste? Autonomiste? Régionaliste?
Oui et non... Différent...
Mais alors, vous n'comprenez plus:
Qu'app'lons-nous être breton,
Et d'abord, pourquoi l'être ?

Français d'état civil, je suis nommé français,
J'assume à chaque instant ma situation de français.
Mon appartenance à la Bretagne
N'est en revanche qu'une qualité facultative
Que je peux parfaitement renier ou méconnaître...

Je l'ai d'ailleurs fait...
J'ai longtemps ignoré que j'étais breton...
Français sans problème,
Il me faut donc vivre la Bretagne en surplus
Et pour mieux dire en conscience...
Si je perds cette conscience,
La Bretagne cesse d'être en moi.
Si tous les bretons la perdent,
Elle cesse absolument d'être...

La Bretagne n'a pas de papiers,
Elle n'existe que si à chaque génération
Des hommes se reconnaissent bretons...

A cette heure, des enfants naissent en Bretagne...
Seront-ils bretons ? Nul ne le sait...
A chacun, l'âge venu, la découverte... ou l'ignorance!

(Anonyme)

domenica 13 settembre 2009

NAVIGANTI DELLO SPAZIO-TEMPO




Naviganti dello spazio-tempo
viaggiamo nell’infinito
sapendo che non c’è un posto dove sostare
e nessuno che ci stia ad aspettare.

Non c’è un porto che ci dia illusione di poterci fermare
non c’è giaciglio per la nostra anima.
Troviamo conforto solo tra noi naviganti
insieme con quelli che si uniranno a noi.

Viaggiamo
in un eterno presente
recando nel continuum temporale il vessillo della speranza
e urliamo la nostra libertà
per raggiungere chi sta dormendo
e sogna di svegliarsi
per unirsi a noi.

lunedì 7 settembre 2009

DIETRO L'UNIVERSO


Andare
dove il sole si perde
tra i confini con l'infinito

Seguire
i voli delle rondini
o le tracce dei segni nel cielo

Perdersi
tra le nuvole
o tuffarsi nell'oceano amico

Seguire l'impulso che porta lontano
verso la libertà

Cercare altri mondi altri universi

Accorgersi
che dietro il cielo stellato
c'è un altro mondo da scoprire

e continuare....

sabato 15 agosto 2009